APPUNTI EPICUREI DI GIROLAMO LONZA

Frequentemente richiesto – per onorificenze alla carriera (e alla panza) – di orientare amici buongustai verso ristoranti qualificati del “Piacentianum” e di stilare improbabili classifiche di merito, eccomi pronto ad elargire alcune nuove dritte primaverili. La prima è l’utilizzo di quella che io chiamo la bussola gastronomica. Per sapere dove mangiare dovete prima avere contezza di che cosa volete mangiare.

 

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Perché se la vostra “mission” è un’esperienza sensoriale che vi lasci a bocca aperta spalancandovi le porte dell’alta cucina creativa, le mete -dopo la triste chiusura dell’Antica Osteria del Teatro- restano fondamentalmente quattro: La Palta di Bilegno di Isa Mazzocchi, Riva di Pontedellolio (chef Carla Aradelli), la Fiaschetteria di Besenzone di Patrizia Dadomo e Il Nido del Picchio di Daniele Repetti. Un poker di fuoriclasse da visitare assolutamente almeno una volta, perché ognuno di essi ha una o più carte vincenti da calare sul tavolo, ma tutti e quattro giocano comunque sul tavolo propizio della territorialità, della stagionalità e del rispetto di splendide materie prime. Isa strizza ad esempio l’occhio alla sua terra e al padre Po con il “Batarò della Val Tidone con broccoli, acciughe, pescegatto e pancetta La Giovanna”, Carla accarezza teneramente la memoria del suo maestro, Georges Cogny, con il semplice e meraviglioso “Tortino di cipolle e tartufo nero della Valnure”, Daniele ammicca alla Valdarda con gli opulenti “Gnocchi farciti con stracotto di cinghiale, crema di caprino e riduzione di Gutturnio” e Patrizia si ingegna su un “Brasato di bue al barbera Carabas di Luretta” di antica memoria.

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Ma se nelle vostre intenzioni ci sono un pranzo o una cena altrettanto qualificati nel livello ristorativo, ma con minor supporto creativo (e di prezzo) delle stelle Michelin o dei massimi riconoscimenti gastronomici (Gambero Rosso, Espresso, Touring Club ecc. ecc.) eccovi un altro indispensabile elenco orientativo, nel mio personale ed opinabilissimo ordine di gradimento: La Colonna di San Nicolò (Ettore e Stefano Ferri), Antica Osteria della Pesa di Cadeo (Claudio Cesena), da Giovanni a Cortina di Alseno (Renato Besenzoni), Cattivelli a Isola Serafini (Claudia ed Emanuela Cattivelli), Osteria del Trentino a Piacenza (Marco Piazza), Antica Locanda del Falco di Rivalta (Sabrina Piazza), Caffè Grande o se preferite Sügon di Rivergaro (Betty Bertuzzi). Badate bene, questa non è una “seconda fascia”, siamo sempre nell’alveo di una superba qualità e della grande cucina regionale. Spulciate i menù di questi ristoranti e la salivazione si impennerà d’acchito, la visita vi appagherà poi in toto. Penso a commoventi esperienze come la “Pernice rossa in due cotture: coscia brasata; petto al lardo, crema di castagne, crocchette di mais, frutti di bosco” de’ La Colonna. In questo gruppo di ristoranti è piacevole trovare “chicche” per buongustai come i prodotti del quinto/quarto del maiale o le lumache in umido, la bomba di riso o i tagliolini all’anguilla. E poi? Ci sono decine di ristoranti in cui mangiare ottimamente e con esborsi congrui.

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Locali che racchiuderei in una fascia di ottimo rapporto qualità/prezzo; a Piacenza prediligo Suggerimenti di Lorenzo Botti (che però non ha una carta ed “impone” sue fantasiose creazioni), Peppino in via Scalabrini, la Trattoria San Giovanni in via Garibaldi, le Tre Ganasce di via San Bartolomeo, i Balocchi in via Borghetto, l’Osteria Santo Stefano nella via omonima. Ometto i grandi classici come la Pireina, la Carrozza e l’Angelo ormai consacrati ad icone e suggerisco agli amanti del pesce il Passatempo di via XXIV Maggio. Appena fuori città due must: la Trattoria Regina di Quarto, covo di melomani buongustai, e l’Antica Osteria di Borghetto, ma anche la Rossia di Gossolengo (per gli amanti della carne). I tortelli con la coda più buona della provincia? Per me ex-aequo i Pastori di Travo e la Torretta di Chiavenna Rocchetta. I migliori pisarei e faso? Faccini di Sant’Antonio (Castellarquato). I migliori piatti a base di funghi? No way: Speroni di Bettola! La bortellina più buona che ho mangiato? Bellaria di Biana. Oscar dell’originalità? Tortelli con gorgonzola, pere e speck della Trattoria di Chiulano (Vigolzone). Il miglior rapporto qualità prezzo in provincia? Il Morino di Caorso. Il pesce di fiume? Ennio a Caorso. I migliori salumi autoctoni? Salini a Groppallo. Le rane? Antica osteria Tonoli a Roncarolo di Caorso. Le lumache? Il Castellaccio. La bomba di riso? Alla Faggiola dai fratelli Pavesi. I maccheroni fatti a mano? Al Piacentino di Bobbio. La torta di patate? A Mareto nell’Albergo dei Cacciatori. La briscola dopo pranzo? Trattoria Alpina di Cicogni (Pecorara). Il grande classico per le ricorrenze? La Famiglia a Tuna di Gazzola. Il miglior cinghiale con la polenta? Albergo dei Cacciatori a Mareto di Farini. Potrei allungare l’elenco a dismisura ma mi fermo qua. Con una raccomandazione finale: fregatevene dei miei consigli e andate voi stessi alla livingstoniana scoperta di nuovi covi della buona cucina, questa stessa ricerca vi procurerà appagamento.

Bon apetit.