A Molfetta va il merito di averlo portato in Italia dopo due anni in Giappone, all’Lpr quello di averlo definitivamente consacrato tra i grandi del campionato. Fernando Hernandez, opposto cubano di 27 anni, 1.96 metri d’altezza per 85 kg di muscoli, sta confermando a suon di punti quanto di buono aveva già fatto vedere nella sua prima stagione italiana. E non si nasconde. «Voglio vincere un trofeo con Piacenza» – dichiara apertamente. La prima occasione purtroppo è sfumata a Bologna poco più di una settimana fa, quando i ragazzi di coach Giuliani nella semifinale di Coppa Italia si sono arresi alla fortissima Lube soltanto al tiebreak finale.

 

Fernando, Partiamo dalla Final Four di Coppa Italia di Bologna. Vi è mancato davvero poco per battere la Lube e giocarvi poi il tutto per tutto in finale contro Trento…

Hernandez-Ramos-FernandoÈ mancata solo un po’ di forza ed energia, ma non abbiamo grosse colpe. È una stagione lunga, in cui si gioca il campionato, la Coppa Cev e la Coppa Italia e c’è poco tempo per recuperare. Altre squadre più forti di noi hanno una panchina più lunga, se manca qualcuno c’è qualcun altro che gioca comunque ad alto livello. Da noi invece giocano quasi sempre i titolari, e in questa occasione non tutti i titolari erano al 100%. Ma con il cuore siamo riusciti comunque a fare una bella partita. Ora quelli che sanno di pallavolo sanno che Piacenza può battere qualunque squadra.

 

Tornando all’inizio della tua avventura in biancorosso, cosa ti ha convinto ad accettare quest’estate la proposta di Piacenza?

La prima cosa che mi ha convinto è che il mio grande capitano della Nazionale, Robertlandy Simon, ha giocato qua per due anni, vincendo la Coppa Italia (e la Challenge Cup, ndr). Lui mi ha detto che questa era una società con una certa tradizione, che aveva fatto bene a cercarmi, e mi ha consigliato di accettare la proposta. La seconda cosa è stato l’arrivo di Raydel (Hierrezuelo, ndr), che è il palleggiatore della Nazionale e giocava con me a Molfetta. Mi sono detto: “sono due validi motivi per venire a giocare a Piacenza”.

 

Com’è stato il tuo approccio alla pallavolo e quando hai capito che avresti potuto diventare un pallavolista professionista?

Mio padre, che si chiama esattamente come me, Fernando Hernandez, è stato un giocatore della Nazionale cubana all’incirca tra il 1975 e il 1985. Ha vinto qualche Mondiale, purtroppo gli è mancata l’Olimpiade. A me piaceva tanto il calcio, fin da bambino era il mio sport preferito e tenevo per l’Inter. Mio padre mi disse: “gioca pure a calcio, ma a Cuba non è uno sport in cui siamo forti, prova con la pallavolo”. A 8 anni, per mio padre, ho iniziato a giocare a pallavolo, ma continuavo a giocare anche a calcio. A calcio non ero male, ero molto più alto degli altri ed ero veloce. Ma intorno ai 12 anni ho capito che la pallavolo sarebbe stato il mio sport.

 

Quali sono le tue aspettative per il finale della stagione?

Prima di tutto dobbiamo arrivare ai playoff, questa è la cosa più importante. L’anno scorso Piacenza non è riuscita ad arrivarci, la società era in difficoltà. Adesso, grazie a Pighi, la società sta facendo un ottimo lavoro e io sono molto contento. È molto probabile che ai playoff ci toccherà Trento o Modena, perché ora Macerata e Perugia sono a un livello più alto delle altre due, e quindi rimarranno una prima e l’altra seconda. Sarà una bella sfida. Io credo nella possibilità di arrivare in finale, perché se in Coppa Italia abbiamo giocato così bene con Macerata e abbiamo vinto a Perugia, possiamo arrivare in finale. Con Trento dovremmo giocare anche in Coppa Cev, anche quella sarà una bella partita. In campionato abbiamo vinto una volta a testa, ma in casa loro noi non eravamo al completo. Vediamo come va se riusciamo ad esserci tutti.

 

L’anno scorso sei stato il terzo miglior marcatore del campionato con 441 punti, solo 9 in meno rispetto alla coppia Atanasijevic-Torres. Quest’anno l’obiettivo è il primo posto?

Fernando-Hernandez-volleyball-2Peccato per l’anno scorso. Se sono arrivato dietro a loro è stato per colpa di due partite. In una partita, contro Monza, avevo la febbre, ho fatto solo 7 o 8 punti e i tifosi di Molfetta mi volevano “ammazzare”, perché da me si aspettavano sempre che fossi al 100%. Nell’altra partita, a Macerata, ho fatto solo 12 punti, mentre nella gara interna ne avevo fatti 31. Se in queste due partite avessi giocato al mio standard sarei stato primo in quella classifica. Per quest’anno essere il primo sarà molto difficile, perché Sabbi con Molfetta sta facendo un gran lavoro. Sono molto contento per lui. Ora ha 25 punti in più di me, e quelli che inseguono sono staccati 40 o 50 punti. Vediamo che cosa si può fare. Raggiungerlo è una sfida, c’è di buono che lui deve giocare ancora con le squadre più forti, Trento, Macerata, Modena e Verona credo. A me invece delle grandi manca solo Modena da affrontare. Ma la sfida più importante per me è vincere la classifica come miglior battitore. Al momento sono primo insieme a Sabbi, sempre lui. Abbiamo fatto entrambi 41 ace. Mi va bene se non chiudo come miglior marcatore, ma il miglior battitore devo essere per forza io.

 

In una intervista dello scorso anno sulla Gazzetta dello Sport hai dichiarato che il tuo obiettivo era quello di giocare per un top club italiano come Modena, Civitanova o Trento… Una domanda per i Lupi Biancorossi: ora che sei a Piacenza e che la squadra sta tornando ad ottimi livelli, ritieni di essere già in un top club oppure no?

Io penso che ora Piacenza sia un top club, che appunto era quello che volevo. I grandi giocatori posso andare via, ma i titoli vinti rimangono per sempre. Io con Piacenza voglio vincere un trofeo, che sia una Coppa Italia, una Coppa Cev, o altro. A inizio anno quando sono arrivato qui ho visto che nei corridoi del PalaBanca ci sono raffigurate delle stelle con i nomi dei giocatori più forti che hanno giocato a Piacenza, come Simon e Marshall. Io mi sono detto che avrei voluto una stella con scritto il mio nome. Se continuiamo a fare bene penso di poter rimanere qui.

 

Raccontaci qualcosa della tua esperienza in Giappone…

In Giappone difendono molto bene. Per fare un punto devi attaccare cinque palloni consecutivi. Tutti giocavano su di me, non interessava di far attaccare lo schiacciatore giapponese. A livello di fisicità e di resistenza è un campionato molto buono. Quando sono arrivato in Italia, dove il livello tecnico è più alto, mi è servita molto la resistenza che ho acquisito in Giappone, anche perché a Molfetta Raydel palleggiava sempre su di me, come facevano in Giappone. E io ero preparato.

 

Per chiudere, una domanda extra-pallavolo… Sei contento della rimonta che l’Inter sta facendo in campionato?

Ahhhhh (si illumina, ndr)… Sono molto contento! Io, Papi e Tencati siamo interisti e siamo tutti molto contenti in questo momento. Ora siamo quarti ma secondo me possiamo guadagnare ancora una posizione e andare in Champions League, è quello che vorremmo. A Cuba non è facile seguire l’Inter, perché fanno vedere poche partite in televisione, ora che sono in Italia posso invece seguire le partite molto di più. Purtroppo non posso andare allo stadio perché non ho il tempo di farlo.

 

Fernando mi confida che il suo idolo attuale nell’Inter è il capitano Mauro Icardi, mentre per lui il più forte in assoluto è Cristiano Ronaldo, perché «tutti dicono Messi ma non ha vinto quanto Cristiano». A lui piace chi vince, questo si è capito. E anche lui vuole vincere, con la maglia dell’Lpr.